curiosità stroriche padovane  1°

Appena posso scappo
(DinoZabeo )

Fui chiamato alle armi nel '39, avevo 21 anni, mi arruolarono in fanteria a Postumia. Dopo due giorni un mio amico mi chiese se volevo fare lo sguattero alla mensa sottoufficiali e dopo tre giorni di lavoro il sottotenente Testa mi domandò perché osservavo sempre il cuoco e che lavoro facevo da civile. Gli risposi che avevo un negozio di generi alimentari e così mi ordinò di andare nella sala da pranzo dei sottoufficiali: da quel giorno diventai il loro cuoco. Il tenente medico Giordano veniva tutte le mattine alle 11.00 ad assaggiare il rancio e dopo un mese di lavoro mi disse che la cuoca della mensa ufficiali stava per andare in pensione e per me era giunta l'ora di passare a cucinare per gli ufficiali. Dopo un paio di mesi marcai visita perché stavo poco bene e il tenente Giordano mi mandò all'ospedale di Trieste a fare una radiografia. Arrivato alla stazione chiesi a due signorine dove si trovasse l'ospedale, furono gentilissime, infatti prima mi ospitarono nella loro casa e poi, verso sera, mi accompagnarono loro stesse all'ospedale. Qui fui ricoverato e la mattina seguente mi fecero una radiografia. I medici non presero molto sul serio il mio dolore, infatti, mi dissero che se mi faceva male la costola destra era sufficiente respirare con la sinistra e mi rimandarono in caserma.

Il tenente Giordano mi mandò a casa con una convalescenza di 60 giorni da trascorrere per metà al mare e l'altra metà in montagna. Fu così che mi ritrovai. ospitato da una famiglia, per 30 giorni a Sottomarina. Da loro compravo zucchero e sale che puntualmente inviavo, tramite un corriere. ai miei a Ponte di Brenta. Finiti anche i 30 giorni di montagna ritornai a Postumia da dove fui trasferito a Modena per fare l'attendente della figlia del generale Senesi, e quando questa si sposò e andò ad abitare, lo ricordo ancora, in via delle Rose, mi trasferii con lei facendole da cuoca. Mi occupavo anche della faccende domestiche e portava alla sartoria dell'esercita le divise del Maggiore. Anche per noi arrivò il fatidico 8 settembre. La mattina arrivò un sergente tedesca con un carro armata, ci fece depositare le armi e sistemati nel cortile in file di tre. Davanti la truppa e dietro gli ufficiali per portarci tutti nei campi di concentramento. Chiudevano la fila un signore vestito da operaio, il maggiore e il generale che erano andati a prenderlo a casa. In quel momento il mio pensiero fu: "appena posso scappo" e così feci. Usciti dalla caserma c'erano molte persone che guardavano, mi feci largo tra di loro e scappai a più non posso. Ad un certo punto mi infilai in un panificio e mi nascosi al piano di sopra. Qui mi diedero dei vestiti civili e la sera, approfittando del buio raggiunsi la stazione. Incontrai la maglie del Maggiore che mi disse che il marito era fuggito e si era nascosto. vestito da macellaio, al foro boario. Mi propose di andare all'ospedale di Modena dove avrebbe potuto nascondermi ma preferii continuare la mia fuga versa la salvezza. In treno però era pericoloso perché poteva essere controllato dai tedeschi. Allora decisi di proseguire a piedi e di attraversare il Po con una barca clandestina [la barca era accompagnata nell'attraversamento da un fila metallico da una sponda all'altra perché il fiume era pericolosa le iniziai a seguire l'argine del fiume Fratta. A un certo punto, di notte vidi che c'era una passerella dove scappavano altre persone come noi e decisi di unirmi. Proseguimmo verso Este e alle 4 del mattino ci rifugiammo in una stalla per riposarci un po'. Poi ci siamo divisi, chi andò verso Este e chi, costeggiando la ferrovia a piedi, verso Padova. Arrivai a Padova e non appena vidi dei tedeschi entrai in un negozio di generi alimentari. Il proprietario mi cacciò fuori dicendomi che non potevo rimanere nel negozio e io gli promisi che sarei andato a trovarlo non appena finiva la guerra. Per fortuna, appena fuori dal negozio, vidi passare con il motocarro un mio conoscente. Era il Sig. Giuseppe Celeghin di Ponte di Brenta, proprietario di una fabbrica di detersivi.

Mi nascose sotto il telone del motocarro e mi portò a Ponte di Brenta, da qui attraversai il Brenta con la barca di Utto e arrivai sano e salvo a Cadoneghe.

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